Container per un IT più rapido, più snello e più agile.

Nell’era della digitalizzazione e dello sviluppo agile dei software spesso non bastano più dei server virtuali. L’IT deve essere ancora più veloce, snello e flessibile. Questo è il motivo per cui la containerizzazione trova sempre un maggiore favore. È vero che questa tecnologia non è più molto attuale – infatti nell’elaboratore centrale veniva utilizzata già molto tempo prima. Ma attualmente nell’ambito dei server, dove i sistemi operativi Linux sono molto diffusi, i container leggeri riscuotono oggi un grande successo proprio perché riflettono lo spirito dell’epoca odierna.

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All’inizio c’era il server. Dapprima di grandi dimensioni e ingombrante, poi è diventato sempre più piccolo ed efficiente. Quindi è arrivata la virtualizzazione, e i server più piccoli ed altamente efficienti sono stati sfruttati meglio, i servizi separati l’uno dall’altro. L’IT è diventato più rapido, poiché l’accesso ad un dispositivo virtuale non è mai stato prima d’ora per i team così semplice e veloce. Oggi si può dire: i container rendono l’IT più agile ed efficiente.

 

Villino unifamiliare, casa plurifamiliare, appartamento condiviso

Detto in modo semplice, un container permette, proprio come un dispositivo virtuale (DV), di far funzionare delle applicazioni nello stesso congegno materiale in differenti contesti. Questo approccio è più leggero di un DV, poiché non viene emulato alcun hardware e non si mette a disposizione alcun sistema operativo complesso. Invece di ciò il sistema operativo presente viene suddiviso in comparti isolati uno dall’altro con tecniche tipo Cgroups, Namespaces e Device Mapper. Ecco una semplice analogia: il comune server materiale può essere paragonato ad un villino unifamiliare. Il server materiale con dei DV può essere immaginato come una casa plurifamiliare. I container sarebbero invece delle singole stanze chiudibili a chiave di un appartamento condiviso, dove la cucina, il soggiorno e il bagno vengono usati in comune.

 

Kubernetes è il nuovo standard

Come in ogni nuovo trend, all’inizio ci sono stati anche per quanto riguarda la containerizzazione progetti e idee in concorrenza. Chi utilizza molti container e vuole anche scalarli ed averli altamente disponibili, ha bisogno di una soluzione di orchestrazione che si occupa di ciò. Docker Swarm, Apache Mesos e Kubernetes sono alcuni dei progetti che hanno offerto soluzioni per questa funzione. Nel frattempo ha avuto luogo un certo riassetto, e Kubernetes [1] si è imposto come standard di fatto. Kubernetes, originariamente progettato da Google, è un Open-Source-System che supporta numerosi tools per container. Mentre Kubernetes si può installare anche manualmente, nell’ambiente professionale si ricorre volentieri alla distribuzione di Kubernetes, dove un produttore unisce Kubernetes, importanti plugin e un interfaccia di amministrazione, offrendolo poi insieme ad un supporto commerciale. In ambito imprenditoriale Enterprise Red Hat si è distinto dalla concorrenza con OpenShift, un prodotto completo e sicuro, e grazie a un buon supporto. Nella quarta versione, OpenShift offre ora ancora più possibilità di gestire un proprio cloud in modo semplice e stabile.

 

Testate OpenShift 4 e UMB

Gli sviluppatori possono far diventare delle grandi idee realtà, ma la scalatura in grande scala continua a rappresentare una grande sfida. Red Hat OpenShift 4 offre ambienti Self-Service per l’intera durata delle vostre App, affinché gli sviluppatori trovino in qualsiasi momento una base uniforme per il codice che fa la differenza. Le applicazioni moderne hanno bisogno di risorse da più infrastrutture. Red Hat OpenShift 4 possiede dei tools di management e visualizzazione centralizzati per permettere un utilizzo unitario nel cloud e nella propria azienda.

 

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[1] Container: che cos’è Kubernetes?